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Censura sulle società: vietato registrare “Stocazzo editore”. Storia folle

Traversie letterarie. Cerca di registrare una società dal nome impossibile e poi opta per il virtuale. La storia folle di Maurizio Sbordoni

Il suo avvocato gli ha comunicato in una mattinata torrida di giugno la ferale notizia,  è impossibile registrare ufficialmente un marchio editoriale con un nome simile: STOCAZZO EDITORE perché alla Camera di Commercio il meccanismo funziona come con i nomi delle persone all’anagrafe; sono inaccettabili i nomi osceni, scabrosi, ridicoli o vergognosi.

STOCAZZO editore di Maurizio Sbordoni in Roma è destinato quindi a rimanere un editore fantasmatico, evanescente e un po’ maudit. Fuorilegge no, ma borderline quanto basta. Come gli editori che pubblicavano volumi che la Censura del papa avrebbe voluto dare alle fiamme recanti, a mo’ di sberleffo, in copertina l’indicazione “stampato in Roma apud Vaticanum”. Quando l’Enfer delle biblioteche nel quale dormivano è stato violato alcuni si sono rivelati dei capolavori, Umberto Eco ne era un cacciatore instancabile.

Maurizio Sbordoni è tutto tranne che un “folle” anche se si definisce in vita “uno assai competente di Cose che non esistono”, come diceva Giorgio Manganelli. Non è uno scrittore della domenica perché ha due romanzi all’attivo di cui uno addirittura pubblicato dalle Edizioni San Paolo.

Tra il lavoro, la scrittura, e una partita di golf però ha già compiuto il delitto e ha fondato una casa editrice che ha proprio tale nome. Il primo volume fresco di stampa è un racconto lungo o romanzo breve che dir si voglia scritto di suo pugno dal titolo POCOCONDRIACO. Si potrebbero scomodare Trilussa, il Belli ma anche il Comico Bombolo planando sulle canzoni degli Squallor ma l’operazione è tutto meno che una provocazione. Se siete stufi delle case editrici del mainstream, di libri plastificati, leccati, piaciosi e buonisti la casa editrice fondata da Sbordoni (forse) è proprio quello che state cercando. Così scrive nella quarta di copertina che si riporta interamente per chiarire la linea di pensiero dell’autore-editore.

Dopo anni trascorsi a inghiottire bocconi così amari che il mio sfintere gastroesofageo si è trasformato nel Colosseo dell’apparato gastrointestinale, ho trovato un editore capace, che mi capisce, che mi supporta come autore, che mi incoraggia e che ha una linea editoriale snella e di qualità (pubblica solo me). Un editore che permette alla mia opera di arrivare al lettore e soprattutto, paga il mio lavoro di autore. Stocazzo, penserai tu, fa tutte queste cose, e addirittura ti paga i diritti d’autore? Infatti si chiama Stocazzo Editore“.

Al netto del livore contro i meccanismi di funzionamento dell’editoria la morale è che Sbordoni ha realizzato solo 1.000 copie di questo volume, che può essere acquistato esclusivamente cercando l’autore su Facebook. Ogni copia avrà una dedica personalizzata scritta mano, financo la busta viene spedita personalmente dall’autore. Il ricavato della vendita andrà invece in beneficenza. Il volume non verrà ristampato, quindi chi arriva tardi si attacca al tram.

I lettori delusi o entusiasti dopo la lettura (emuli della citazione di Salinger) che dopo aver raggiunto l’ultima parola del libro volessero contattarlo saranno ascoltati, compresi e, nel caso, sfidati a duello. Se avete un romanzo nel cassetto e vorreste pubblicarlo, parimenti si può cercare di entrare in contatto con l’autore (dopo aver letto il suo volume), per evitare di cadere nella trappola di cui parlava Eco: “Chi manoscrive è perduto”.

Tutti gli altri potranno, invece, rivolgergli un fulminante: “Ma chi pensi di essere? Stoc…” .

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